QUANDO SEMBRA TUTTO FERMO LA TUA RUOTA GIRERA'.

Odio il mio nome finché non sei tu a pronunciarlo.

"I won’t leave you. Even when you forget why you ever wanted me to stay."

Oggi mi è sembrato di vederti.
E’ stato un attimo, ero ferma al semaforo e tra gli occhi stanchi della gente mi è parso di scorgere i tuoi, pieni di vita come sempre.
Chissà che fine ha fatto, tutta quella vita che ti portavi dentro.
Quando mi sono girata di nuovo nessun paio di occhi castani mi fissava dal marciapiede opposto, né soprattutto l’avrebbe mai più fatto. 
In un secondo il mondo ha ripreso a girare come al solito, sempre veloce, sempre ignaro, sempre incapace di capire. Nessuno capisce mai, è una cosa con cui ci tocca fare i conti.
Mi chiedo cosa avresti fatto tu al posto mio.
Non è facile arrendersi, non è facile rendersi conto di non avere scelta, che nessuna battaglia al mondo potrebbe servire a qualcosa, perché nessuna battaglia al mondo ti riporterà da me.
A volte ti parlo con gli occhi fissi verso il cielo, soprattutto quando è bello, ti immagino con quei tuoi occhiali da sole che non toglievi mai e il tuo solito sorriso. Non ho smesso di sentirmi scema quando lo faccio, sicuramente te lo starai chiedendo anche da lì, pronto a prendermi per il culo. 
Mi piace pensare che in qualche modo tu sia sempre tu, solo un po’ più in alto, solo un po’ più leggero.
Mi piace pensare soprattutto che in qualche modo tu sia sempre qui, la mano già tesa verso di me.

25/03/2014 - Omaha beach, Normandy.

Vorrei avere abbastanza forza per reggere entrambi,
Vorrei passarti un auricolare, rivederti sorridere e ridere con te, come se niente altro al mondo fosse importante, come se niente potesse fermarci.
Vorrei che un abbraccio bastasse per sistemare le cose, che l’amore fosse più spesso sinonimo di gioia e non di lacrime, che non fosse più necessario ascoltare canzoni tristi e riconoscersi nelle poesie di chi ha sofferto prima di noi.
Vorrei starti accanto e tenderti la mano quando avrai bisogno, esserci quando penserai che bere risolverà le cose e quando vorrai solo urlare contro chiunque, quando vorrai piangere e quando vorrai ridere.
E non mi importa se vorrai o non vorrai essere salvato, io non ti lascerò affogare, perché anche se io e te non siamo abbastanza forti, forse noi potremmo diventarlo. 

Perché non adesso?
Perché non mandare quel messaggio, cantare a squarcia gola, comprare quel vestito così tanto bello che non sembra adatto a noi?
Perché non prendere un treno, dire ti amo, regalare un fiore, essere sinceri, agire? Perché non stupirlo e stupirci, fare cazzate, osare anche, perché non essere fiere di noi?
Perché non smettere di scrivere e basta e iniziare a parlare, chiedere aiuto, ridere di cuore, emozionarsi davvero, credere in noi, lanciarsi con un paracadute, andare a Parigi?
Perché non andare a quel concerto, pretendere spiegazioni, amare e odiare, fare un elenco delle cose da fare prima di morire e soprattutto iniziare subito?
Perché non imparare a suonare, credere in un sogno, correre il rischio di fallire, essere noi stessi?
Perché non guardare oltre le apparenze, mandare affanculo la scuola, non chiuderci in noi stessi, fare un bagno nell’oceano, ballare fino a non aver più fiato e poi fare l’amore?
Perché non ora? Perché non Vivere?

Sono sospesa su un precipizio con la tua mano come unico appiglio: o mi salvi o mi ammazzi.

Voglio solo dirti che io non me ne pento.
Non mi pento delle ore spese a pensare a te, a immaginare di noi e di un futuro che - ora lo so - non sarebbe mai arrivato.
Non mi pento delle lacrime, delle volte in cui il ruolo di amica mi andava stretto, delle lame che mi attraversavano mentre tu mi parlavi di lei.
Non mi pento degli anni persi, delle scelte prese, non importa se giuste o sbagliate, ancora meno dei sogni, dei pomeriggi insieme, delle canzoni che a causa tua non sono più riuscita ad ascoltare.
Non mi pento di averti messo davanti a tutto, anche davanti a me stessa, per quanto sbagliato, o del fatto che io per te avrei dato tutto.
Non mi pento di averti dedicato pagine su pagine, lettere su lettere, film, libri, canzoni, albe e tramonti, gioie e dolori.
Voglio solo dirti che io non me ne pento, 
che non so pentirmi dell’Amore.

Cento giorni alla maturità e non sentirli.

Stronzata: che il panico abbia inizio!

Avresti dovuto preparare la valigia anche tu, partire con noi, goderti le impagabili cazzate della gita dell’ultimo anno di liceo.
Avresti dovuto litigare con i prof, passare la notte sui libri per preparare una maturità che non ci renderà più maturi di quanto siamo né più intelligenti o più capaci di affrontare la vita.
Avresti dovuto bere con noi, ridere, farti tante foto, organizzare le feste, preparare la tesina, inventarti metodi fino ad ora mai sperimentati per strappare un misero sessanta alla commissione.
Avresti dovuto provare l’amore vero, l’amore che non è solo sesso e non lo sarà mai, l’amore che ti fa venire voglia di mollare tutto, cambiare vita, diventare padre.
Avresti dovuto realizzare un sogno e sentirti invincibile, combattere al nostro fianco e noi al tuo, ridere di gusto.
Saresti dovuto essere felice, triste, spaventato, ansioso, arrabbiato, esaltato, vulnerabile, invincibile, tutto allo stesso tempo, che è più o meno ciò che si prova crescendo, quando dovresti avere la vita tra le mani e invece non fa altro che sfuggirti via.
Saresti dovuto essere qui, non lassù.